Ho iniziato l’estate di letture con il racconto di esordio di Maria Chiara Brutti una psicopedagogista ed insegnante che mi è stato segnalato da un mio amico che è suo padre.
Si tratta di un racconto in prima persona che scava nel profondo e che si lascia leggere tutto d’un fiato. Un libro scritto in prima persona con il protagonista, un ragazzo, che vive una famiglia diametralmente opposta a quella in cui è cresciuta l’autrice.
Non è un libro di evasione, chiede di fermarsi, respirare e lasciarsi attraversare dalle emozioni per riflettere sulle ferite che nessuno vede ma che ci sono e sanguinano.
Uno scritto che racconta la depressione e le sensazioni che l’accompagnano e l’alimentano e che si muove con delicatezza tra la sofferenza più cupa e la ricerca ostinata della speranza, ricordandoci che spesso la “luce” più autentica si trova soltanto dopo aver attraversato le proprie ombre interiori.
Un libro che può essere molto utile a chi ha attraversato o sta attraversando un percorso simile (l’ho già consigliato ad una mia amica che ha avuto problemi di depressione) ma, anche, a chi vuole capire di più di questo mondo e provare a mettersi nei panni degli altri.
Il buio della luce è una lettura intensa, capace di lasciare un segno e di far riflettere sul significato della resilienza, sul valore del perdono e sul peso dei sentimenti imperfetti. Una storia profonda e toccante che merita di trovare spazio nella libreria di chiunque ami i romanzi d’impatto emotivo. Un’ottima prova narrativa per Maria Chiara Brutti e il suo esordio.
Lo potete comprare online a poco più di 8 euro seguendo questo link