La regola su cui si basa il marketing politico moderno è che i dati non si smentiscono, si inquadrano. Se la realtà non è esattamente quella che desideri, basta cambiare l’angolatura della telecamera, concentrarsi sul dettaglio positivo e lasciare tutto il resto fuori dall’inquadratura.
L’ultimo esempio di questa raffinata arte della comunicazione selettiva arriva dalle Marche e dalla città in cui vivevo fino a due anni fa a seguito della pubblicazione del Governance Poll 2026, la storica rilevazione sul gradimento dei sindaci e dei governatori.
Nelle ultime ore, le testate locali e la macchina comunicativa del sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, hanno celebrato i risultati del sondaggio con toni comprensibilmente entusiastici. Il motivo? Un solido secondo posto nella classifica nazionale e una percentuale di gradimento che si attesta su un ottimo 65%.
Si tratta di un successo? Sulla carta assolutamente sì. Ma la cronaca, per essere tale, deve partire dal contesto. Ed è proprio il contesto ad evidenziare che la narrazione trionfalistica ha scelto di omettere un “dettaglio” matematico non indifferente: rispetto all’anno precedente, quando guidava la classifica, il primo cittadino ha registrato una perdita netta di 8,9 punti percentuali.
Trasformare un calo di quasi 9 punti in un trionfo assoluto senza alcuna sfumatura critica è il perfetto manuale di quella che gli anglosassoni chiamano spin doctoring ossia l’arte di dare una “girata” propizia alla realtà, come diremmo in modo molto più popolare l’arte di rivoltare le frittate.
Ma questo non succede solo ad Ascoli, non è un caso isolato, ma è il riflesso di un vizio comunicativo radicato in tutta la politica italiana. Questa tecnica si chiama cherry picking (raccolta delle ciliegie) e consiste nello scegliere solo i frutti migliori del cestino e far finta che quelli acerbi o marci non esistano.
Guardando al panorama nazionale, gli esempi si sprecano e non voglio neanche stare qui ad elencarli perché la questione che voglio porre è: Perché questa strategia è un problema per cittadine e cittadini?
La cronaca si trasforma in propaganda senza dover inventare bugie di sana pianta, basta isolare una verità parziale e trasformarla nell’unica verità possibile.
Il problema di questa modalità di comunicazione non sta nella legittima difesa politica, ma nella qualità del dibattito pubblico. Quando i media locali si limitano a fare da cassa di risonanza ai comunicati stampa trionfali delle istituzioni, senza esercitare il ruolo di cane da guardia e di verifica le cittadine e i cittadini perdono la bussola.
Il consenso dei politici fluttua, ed è fisiologico che dopo anni di mandato o dopo exploit straordinari ci siano dei cali. Ammetterlo, o quantomeno contestualizzarlo, racconterebbe una politica matura. Nascondere le situazioni dietro titoloni a caratteri cubitali è solo marketing.
Concludo con un consiglio: la prossima volta che leggete un titolo che urla al miracolo o al successo totale, provate a fare un piccolo esercizio di autodifesa intellettuale, andate a cercare il segno meno che hanno provato a nascondere.
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